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Mercoledì 10 Gennaio 2018 09:15

Scalea. Grande partecipazione all'Epifania degli immigrati

Tiziana Ruffo. È stata una Epifania multietnica, una festa religiosa molto colorata, con canti delle comunità africane, e latino-americane, in una vera e propria babele di lingue. Monsignor Cono Araugio, parroco della Chiesa San Giuseppe Lavoratore ha voluto festeggiare l’Epifania con la “Festa dei popoli”, un evento rivolto agli immigrati.  “L’Epifania è proprio la festa degli stranieri- ha spiegato Mons Cono-  che cercano un senso nuovo da dare alla propria vita e si incamminano rischiando su sè stessi proprio come fecero i Magi, e come fanno ai nostri giorni migliaia di persone che noi siamo abituati a chiamare profughi, badanti, immigrati, rumeni senza però preoccuparci di entrare nella loro vita, conoscere le loro storie, o anche più semplicemente chiedere loro i nomi”. La manifestazione si è svolta nel Parco degli Angeli, il giardino di fronte la chiesa di San Giuseppe ed ha coinvolto tutte le aggregazioni presenti sul territorio di Scalea. I lupetti degli scout, i ragazzi e i giovani dell’Oratorio. Hanno partecipato anche gli esploratori e le guide che hanno cercando di cogliere valori sempre nuovi sui quali costruire il proprio percorso formativo.     E poi tantissima gente che si è resa disponibile in varie forme a questa manifestazione di solidarietà e di condivisione. L’obiettivo dichiarato da Mons. Cono non è quello di fare opera di proselitismo, convertire al Cattolicesimo di aggregare in modo confessionale i fratelli di altre confessioni cristiane, di altre religioni o più semplicemente atei, ma “di far sentire tutte le persone che vivono a Scalea, anche se non stabilmente, a casa loro, a loro agio, accolti e amati dalla comunità, ancora di più farli sentire parte della comunità della quale in questa fase della loro vita sono comunque parte.  In occasione della festa, sono stati presentati e ringraziati coloro che operano stabilmente nella Caritas parrocchiale.  Sono ottantacinque le famiglie che vengono sostenute in vari modi nelle proprie esigenze, grazie alla generosità delle famiglie della comunità parrocchiale. Commovente è stato l’intervento di Pina De Filippo che dedica da volontaria molto tempo al servizio di accoglienza e di solidarietà. Il primo protagonista a dare la sua testimonianza è stato Don Orea, proveniente dall’India e arrivato in Italia da sette anni. Inizialmente non parlava italiano, si è sentito subito accolto e ha affermato simpaticamente: “nonostante la crisi, qui in Italia mangio tanto”.  Mar Selk, del Senegal è a Scalea con suo fratello Mor, con i proventi del loro lavoro cercano di sostenere la famiglia rimasta al loro paese d’origine.  Daniela, che arriva dalla Romania, vive a Scalea con i suoi tre figli già da alcuni anni e lavora come badante. In alcuni momenti di grande difficoltà chiede aiuto alla Caritas, “meglio chiedere che rubare”, ha detto.    Con varie motivazioni non hanno inteso prendere pubblicamente la parola i delegati della comunità polacca, della comunità albanese, di quella marocchina e di quella ucraina, molto numerosi come presenza nel territorio di Scalea. Il sindaco Licursi ha sottolineato la preziosità di questa manifestazione, augurandosi di poter sempre sostenere  queste iniziative orientate ad aggregare e a generare fraternità e solidarietà nel territorio di Scalea. I vari interventi sono stati intervallati dall’animazione dei Giovani dell’Oratorio, e dai canti del coro parrocchiale inneggianti alla pace e alla fraternità. Nelle danze sono stati coinvolti gli immigrati che hanno trasmesso tanta gioia con la loro esuberanza anche ai presenti. La serata si è conclusa con una generosa e apprezzata agape fraterna.

 

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