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CRONACA

Sabato 21 Gennaio 2017 05:01

Grisolia. Si ripete il tragico rito dell’avvelenamento dei cani randagi. Il parroco e un gruppo di volontari dicono "basta!".

Tiziana Ruffo. Ricorrere alla soluzione  di avvelenare  i cani è una scorciatoia incivile  per affrontare il problema del randagismo,  ma talvolta vuol dire che l’esasperazione è tanta e le inefficienze delle istituzioni sono palesi. Sono numerose  le segnalazioni sulla mattanza di cani randagi, uccisi anche  con polpette di carne contenti la stricnina, una sostanza che provoca la morte lenta dopo una lunga e dolorosa agonia per avvelenamento.  A denunciare il fatto, stavolta,  è un gruppo di volontari di Grisolia, guidati dal parroco Don Franco Tufo e dalla giovane  Vanessa Crusco ,  che dicono “basta” allo sterminio di cani randagi che avviene ormai da tempo  e sistematicamente nel piccolo centro pedemontano. “Non vogliamo più tacere.- Ha dichiarato con fermezza Vanessa- Siamo intenzionati  insieme al nostro parroco Don Franco a   salvare e ad aiutare queste povere anime condannate a morte certa”. I volontari intendono   passare immediatamente alla sterilizzazione delle femmine e  creare aree di stallo in cui tenere i meticci  in maniera provvisoria in attesa  che qualcuno li adotti. “Appena i cani diventato un numero più elevato – spiega la portavoce del gruppo- inizia il macabro  rituale”. Talvolta la dose del  veleno dentro le polpette non è sufficiente a generare la morte dei piccoli cuccioli, che vivono così una sofferenza atroce, un’agonia impietosa che   accompagna i poveri animali  sotto gli occhi sgomenti di cittadini  impotenti. “Spesso – dice Vanessa- i cani uccisi spariscono nella notte quindi noi ci rendiamo conto di tutto perché spariscono nel nulla”.  Non si  tratta dunque  di  episodi isolati,  anche perché, come conferma il  gruppo di volontari,  in altre occasioni questa terribile pratica viene esercitata,  a dispetto di ogni forma di tutela dei diritti degli animali.  Per sensibilizzare la comunità sull’argomento,   è stata organizzata  in estate, a Grisolia, una mostra canina,  ma i volontari temono che sia stato fatto tutto invano. Il gruppo intende  creare anche un gemellaggio con altre associazioni nel territorio, soprattutto, dicono,    per far adottare i cuccioli. L’auspicio del parroco,  Don Franco Tufo, è   che i fatti accaduti scaturiscano la messa in opera di provvedimenti efficaci finalizzati ad una  sensibilità collettiva  e soprattutto nel risolvere la  spinosa questione  del randagismo che rappresenta  per tutto  il territorio una vera e propria emergenza . Una questione che deve essere risolta sia sotto il profilo penale, con la denuncia di coloro che uccidono i cani, sia come esecutori materiali che come mandanti e complici silenziosi, che tacciono e non fermano questa mattanza pur sapendo che l’avvelenamento e l’uccisione dei cani è un reato penale. 

 

 

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