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CRONACA

Sabato 07 Ottobre 2017 06:00

Scalea. Lo Stato sta con chi denuncia. Plauso del questore Conticchio all'iniziativa di don Cono

Tiziana Ruffo. C’è una ripresa delle attività malavitose nell’alto tirreno cosentino che costituisce motivo di preoccupazione per la chiesa, le forze dell’ordine e le istituzioni, che giovedì sera si sono confrontati a Scalea, nella parrocchia San Giuseppe lavoratore stracolma di cittadini, con la finalità di concordare un percorso comune volto a tutelare l’agibilità democratica e a ripristinare un clima di tranquillità e di sicurezza per la comunità. L’evento, sul problema della sicurezza pubblica e gestione del territorio, organizzato da don Cono Araugio, in sinergia con numerose associazioni, si è avvalso del prezioso contributo del vescovo della Diocesi, Leonardo Bonanno, del questore di Cosenza, Giancarlo Conticchio, del sindaco di Scalea, Gennaro Licursi e del segretario comunale Antonio Coscarella. “La mancanza di una visibile copertura legale del territorio da parte delle forze preposte alla tutela della legalità,- ha detto don Cono nella sua relazione introduttiva - corre il rischio di generare la crescita esponenziale della violenza gratuita, ed emancipare l'azione di coloro che dell’illegalità fanno il senso della loro vita”. C’è sul territorio una prevaricazione diffusa rispetto alla legge, che don Cono ha definito “corruzione: ricevere favori in cambio di ciò di cui si ha diritto”. È necessario togliere i muri tra chiesa e istituzioni, ha sottolineato il vescovo. “bisogna collaborare perché ci sia la riaffermazione della legge ma anche della moralità. Occorre un’alleanza educativa tra famiglia, scuola, chiesa”. Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento del questore che ha sottolineato che il problema della sicurezza, della convivenza civile non riguarda solo Carabinieri, Guardia di finanza e Polizia di Stato, ma anche altre istituzioni, definite “agenzie di controllo sociale” Comune, Chiesa, Scuola, e mondo dell’associazionismo. Il questore, in particolare, ha sollecitato ognuno a mettersi in gioco in un contesto di “sicurezza partecipata”. “Chi è testimone di un reato deve denunciare. Dobbiamo avere la forza di reagire, alle estorsioni, a chi piazza bombe, al racket. Lo Stato è dalla parte di chi ha il coraggio di denunciare”. Il sindaco Licursi ha puntato il dito sulla necessità di fare rete e di costruire insieme le risposte adeguate alla gravità della situazione. “Chi si accanisce contro un’attività commerciale, chiaramente si muove in un fastidioso contesto mafioso, una violenza  che produce  angoscia che turba e ferisce l’intera comunità”. La speranza è che sia fatta piena  luce su questi episodi delittuosi accaduti, “che possano essere estirpati e non rappresentino segnali di un fenomeno vasto e sommerso”. Significativo l’intervento di Coscarella, che ha riproposto le tante esperienze dei vari enti locali, che si sono misurati con il fenomeno malavitoso e con le illegalità diffuse. Un convegno ricco si spunti di riflessioni, destinato a scuotere le coscienze dei cittadini e dell’intera comunità. Previsti nuovi  incontri costruttivi volti ad avviare, animare e vivere in modo ordinario un progetto di “Educazione alla cittadinanza attiva”.

 

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