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CRONACA

Venerdì 08 Febbraio 2019 15:31

PRAIA A MARE.ANTONIO MANDARANO MOVIMENTO L'ALTERNATIVA:ISOLA DI DINO TUTTO DA RIFARE.

Con la sentenza n. 161/2019 del 17/12/2018, pubblicata giovedì scorso, la Corte di Appello di Catanzaro ha annullato la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Paola (sentenza n. 88/2014). In sostanza il Tribunale d’appello ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario in favore del Commissario per la liquidazione degli usi civici per la Calabria in ordine all’accertamento della esistenza, della natura e dell’estensione degli usi civici sull’Isola di Dino e alla domanda di nullità del contratto di compravendita, stipulato nel 1962, con il quale la società Isola di Dino S.r.l. acquistò l’isola e a cascata di tutti gli altri contratti aventi a oggetto gli immobili ivi situati. La Corte in uno dei passaggi chiave della sentenza richiama una massima giurisprudenziale della Suprema Corte di Cassazione che recita testualmente: “appartiene alla giurisdizione del Commissario agli usi civici la domanda diretta a dichiarare la nullità di contratti dispositivi, in favore di un privato, di terreni gravati da uso civico, trattandosi di questione che presuppone la necessità, anche in assenza di un’esplicita contestazione della qualitas soli, di un accertamento preliminare sull’esistenza di un diritto civico sulle terre oggetto del giudizio” (v. Cass., Sez. Unite, ordinanza n. 9829 del 2014; v. altresì Cass. Sez. Unite n. 19472 del 2014). Pertanto, allo stato i contratti sono in essere e in corso di validità, perché la sentenza di nullità è stata emessa da autorità non avente la giurisdizione in tal senso. In conseguenza dell’annullamento della sentenza di primo grado l’Isola di Dino ritorna di proprietà della società Isola di Dino S.r.l. e quindi dell’imprenditore campano Domenico Palumbo. Adesso, bisognerà attendere le prossime mosse del proprietario dell’isola, che aveva chiesto l’annullamento del contratto di compravendita e la restituzione della somma pagata nel 1962 (50.000.000 di lire), che rivalutata a oggi ammonta a circa 600.000 euro (rivalutazione monetaria Istat), oltre alle somme spese per lo sminamento e per la realizzazione di opere infrastrutturali. A distanza di una settimana dalla pubblicazione della sentenza, dalla Casa comunale tutto tace. I cittadini praiesi e non, ricorderanno con quale enfasi il Sindaco e la maggioranza consiliare di allora, comunicarono gli esiti favorevoli della sentenza di primo grado, su tutti i media locali, regionali e nazionali. Allo stesso modo, vista l’importanza che riveste la vicenda, ci aspettavamo una presa di posizione netta e decisa da parte del primo cittadino di Praia a Mare, che invece ha incassato il colpo senza battere ciglio.

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