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POLITICA

Venerdì 06 Ottobre 2017 17:20

L’Alto Tirreno sprofonda nella disoccupazione

I dati Istat sull’occupazione condannano la Calabria all’ultimo posto su base nazionale. Nonostante la lieve crescita di occupati di 7.867 unità tra il 2015 ed il 2016, la Calabria registra, per periodo 2007-2016 una perdita di 69.093 unità lavorative ed un tasso di disoccupazione giovanile, al 2016, del 58,7%. L’Alto Tirreno cosentino paga il prezzo più salato della crisi occupazionale. Nell’ultimo decennio si è sfaldato un intero sistema industriale ed è crollata l’edilizia che insieme integravano l’economia turistica e dei servizi. Il risultato è l’impoverimento del territorio, tanta precarietà lavorativa e imprenditoriale e l’eredità di una fugace industrializzazione che ha lasciato dietro di se uno strascico di morti e veleni come la Marlane di Praia a Mare a cui l’azione rigorosa della Magistratura si auspica possa assicurare verità e giustizia. L’area di Cetraro con il 28,8% registra fra i più alti tassi di disoccupazione nazionale contro il più basso tasso in provincia di Bolzano del 2,4% e dietro solo a percentuali di disoccupazione come Bagheria (PA) col 39,1% e di Rosarno col 31,4%. A seguire, dopo Cetraro (28,8%), Praia a Mare (27,4%) e Scalea rispettivamente 2°, 5° e 9° fra le aree a più alto tasso di disoccupazione. A fronte di un quadro così allarmante non si intravedono misure in grado di creare un vero e proprio shock allo sviluppo locale capace di rimettere in moto il circuito sano dell’economia e del lavoro. L’unico shock conosciuto è il caos turistico, gli incendi, i tratti di inquinamento marino, i tanti abusi nell’utilizzo del patrimonio pubblico e demaniale, i mille disservizi a cui si fatica a dare risposta. Così il territorio è destinato al graduale depauperamento e non basta se singole amministrazioni si distinguono sulle altre. Serve una visione ed una strategia di sviluppo di sistema in una cornice regionale che guarda ad ogni suo territorio con pari attenzione. Ad oggi sono sul campo solo pannicelli caldi bastevoli a stemperare la febbre non certo a curare la malattia della disoccupazione e la piaga del lavoro nero e sommerso che consuma generazioni di lavoratori e lavoratrici sfruttati e sottopagati alimentando evasione ed elusione fiscale ed interessi criminali. Le soluzioni che si propongono non possono essere i tanti e lenti bandi per tirocinanti col rischio di generare nuove sacche di precariato, illudere le attese di intere generazioni e nutrire i vari Enti della pseudo-formazione. Governo, Regione e sistema delle Autonomie locali devono assumere la portata del disagio e concertare soluzioni di sviluppo e di crescita in grado di ridare linfa ad un territorio esangue che ha bisogno di qualità di investimenti, qualità della spesa pubblica, qualità dei servizi, qualità di infrastrutture, qualità dell’ambiente e qualità del lavoro. Non è più tempo di passerelle politiche dove la parola LAVORO è taciuta. Questo territorio non può essere la depandance ad vitam di sbandieratori di promesse o di chi non sa guardare ai veri bisogni dei cittadini. La CGIL dell’Alto Tirreno è impegnata a portare il disagio di quest’area nel quadro delle revendicazioni comprensoriali e regionali che troveranno sbocco nelle prossime mobilitazioni per sollecitare un cambio di passo alle politiche nazionali e regionali per lo sviluppo, la crescita ed il lavoro.


Mimma Iannello

Responsabile Cgil Tirreno


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