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POLITICA

Mercoledì 21 Agosto 2019 15:49

COSENZA.RINUNCIARE AL METODO DEMOCRATICO,SIGNIFICHEREBBE LA FINE DEL PD IN CALABRIA.

Ho conosciuto Mario Oliverio una ventina di anni fa ad un tavolo di discussione sui temi del multiculturalismo e del Mezzogiorno. Riecheggiano ancora nella mia mente le parole di chi lo presentava: “un Parlamentare meridionalista”.  La passione per la nostra terra ha sempre caratterizzato l’operato di Oliverio, improntato a una laboriosa operatività, a una profonda conoscenza dei luoghi, ai principi e valori fondanti della storia a cui appartiene. Chi ha avuto modo di seguire la sua azione di governo ha conosciuto la bontà e a generosità delle sue scelte e delle sue decisioni, sempre fondate su una visione strategica di fondo e volte a premiare la collettività e mai interessi personali o di piccoli gruppi. Perché Mario Oliverio è questo: un meridionalista che ha dedicato l’impegno di una vita per migliorare la sua terra. Proprio per tale ragione trovo quantomeno inopportuni certi pregiudizi verso la sua ricandidatura! L’invocazione del cambiamento di oggi ha il sapore amaro della strumentalizzazione dedita a perseguire mere pratiche “sostituzioniste” di cui il Partito Democratico e, ancor meno, la Calabria non hanno bisogno. Un grande Partito come il nostro che ha avuto il coraggio di portare tra la gente i meccanismi democratici di partecipazione alla vita politica del Paese e di selezione della classe dirigente non può permettersi di indietreggiare rispetto a metodo democratico. Le primarie sono importanti per comprendere quale valutazione gli scritti in primis danno a questi anni di governo regionale, ma ancor di più per dare la possibilità ai Calabresi di poter scegliere, di potersi determinare, di sottrarsi alla vergogna della subalternità. Un’imposizione verticistica sarebbe uno schiaffo ai militanti di un Partito - a coloro i quali si autotassano per pagare le sezioni, attaccano di notte i manifesti, fanno i rappresentanti di lista, chiedono i voti per il PD - già mortificato. Significherebbe dire ai Calabresi che non sono capaci di scegliere. Vorrebbe dire piegarsi a becere logiche correntizie: una resa dei conti pagata a caro prezzo dagli abitanti della nostra terra. È per questo che la parola va data ai Calabresi: per fugare ogni dubbio, riconoscendo al procedimento democratico la responsabilità della scelta. Sarebbe l’unico modo per tenere unito il Partito e per far sì che, a prescindere da chi sarà il candidato designato dalla gente, tutti sentano il dovere di sostenere un’unica grande coalizione capace di vincere le elezioni e governare la Calabria. Al contrario, sarebbe la fine del Partito Democratico regionale.   Enzo Giacco Responsabile Organizzazione Federazione provinciale PD Cosenza

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