ATTUALITA'

Venerdì 11 Dicembre 2020 14:04

CONSORZIO DEL CEDRO DI CALABRIA:PER GLI AGRICOLTORI "COSTI TANTI,BENEFICI ZERO,INTERVENGA LA REGIONE"

L'insoddisfazione è alta, tanta e documentata: il Consorzio del Cedro di Calabria così non va e non può andare. Produttori di questa eccellenza agricola, culturale e religiosa della Riviera dei Cedri hanno scritto al presidente ff della Regione Calabria Nino Spirlì, all'assessore all'agricoltura Gianluca Gallo e al direttore del Dipartimento agricoltura Giacomo Giovinazzo, per denunciare lo stato di paralisi e l'inefficienza del Consorzio che, costituitosi nel 2005, doveva provvedere alla crescita e al successo di questa coltura. Invece – scrivono i firmatari della lettera – "sono stati commessi molti errori e taciute verità che non possono che essere imputate all’attuale presidente Angelo Adduci. Eppure – continuano i firmatari – il Consorzio del Cedro ha ricevuto dalla Regione cospicui finanziamenti e il bilancio del 2018 segna una passività di 500mila euro. Di fatto, una gestione economica fallimentare per gli agricoltori – conferitori del prodotto ai quali non viene riconosciuto il giusto prezzo e vengono pagati in ritardo. La quantità del prodotto conferito – aggiungono – oltre ad essere poca, viene conservata in luoghi non idonei che hanno già visto intervenire i Nas che hanno censurato le condizioni igienico-sanitarie”. Questo, come si desume dalla lettera, è frutto di una gestione personalistica del presidente del Consorzio del Cedro di Calabria che ininterrottamente e ben retribuito dal 2005. Attività mai avviate,macchinari per la trasformazione del cedro in canditi e marmellate lautamente pagati e poi svenduti a cifre irrisorie. Immobili in comodato gratuito concessi dal Consorzio di bonifica Valle del Lao e dal Comune di Santa Maria del Cedro (Carcere d’Impresa) mal tenuti e/o utilizzati per altre finalità. Ripetuti finanziamenti da parte della Regione Calabria che sono serviti solo a pagare prebende e stipendi. Un lungo elenco di inefficienze e malversazioni il risultato è che a fronte di tutto questo è vergognoso che il Cedro, per il suo valore produttivo, culturale e storico che identifica un areale non gode dei riconoscimenti DOP e IGP: marchi europei che valorizzano il prodotto. Invece c’è stata una corsa all’impoverimento del prodotto che ha fatto perdere competitività a questa unicità calabrese. Un Consorzio e il suo presidente che non si confronta con gli aspetti produttivi e commerciali bensì getta fumo negli occhi con “appariscenti celebrazioni e feste fantasma con migliaia di manifesti e volantini che non portano nulla se non solo spreco di denaro pubblico, vista l’inesistenza di risultati oggettivi e qualificanti”. Una violazione ripetuta negli anni delle norme statutarie, conosciuta dalla regione che però stranamente finora non ha fatto nulla. Insomma i finanziamenti regionali e i costi sono tanti ma i benefici agli agricoltori e al territorio zero! Prima che sia troppo tardi occorre che la struttura dipartimentale agisca in fretta queste sono verità che non possono essere taciute e che pertanto richiedono coerenza nei comportamenti da parte di chi è proposto ai controlli.






IL CEDRO: ECCELLENZA DELLA CALABRIA MA CON MOLTE VERITA’ NASCOSTE

Il Cedro, eccellenza agricola e culturale-religiosa dell’alto tirreno cosentino,  che ha rappresentato nel passato una fonte importante di economia per il territorio, merita  quell’attenzione che in precedenza non gli è stata dedicata.

Il Consorzio del Cedro di Calabria, costituitosi nell’anno 2005 e con le modifiche nell’anno 2006  quale organismo associativo di diritto regionale, era quello più preposto a cui si erano affidate le sorti della crescita, della conoscenza e del successo economico di tale coltura. Nel corso di questi ultimi decenni molti errori sono stati commessi e verità taciute dalla gestione dal presidente attuale, Angelo Adduci. Questi, nonostante continui aiuti di danaro pubblico regionale(decine e decine di migliaia  di euro ), sarebbe dovuto essere quello chiamato alla diffusione e salvaguardia del Cedro sia sul piano nazionale che su quello europeo. Al contrario, non solo non è stato registrato l’affermazione di tale prodotto, ma il bilancio relativo all’anno 2018 ha chiuso in passività (- 500.000 €), sempre di più inscheletrito nei suoi risultati fallimentari.

Oggi si registrano solamente debiti e molte incertezze negli agricoltori- conferitori del prodotto, che peraltro vengono mal pagati e con ritardo anche di più  anni, dove un presidente tutto decide senza preoccupante opposizioni.

Il poco prodotto conferito spesso giace negli spiazzali mal tenuto in una struttura consorziale poco ospitale e degradata, soggetta ad interventi dei N.A.S. che hanno indetto più volte la chiusura dello stesso stabilimento per condizioni igieniche e sanitarie precarie ed assenza di adeguamento alle leggi vigenti in materia e privo di alcun Disciplinare Produttivo. Peraltro, lo stesso Consorzio di bonifica di Scalea Valle Lao, proprietario dello stabile Consorziale  e del  terreno connesso, dato in comodato al Consorzio del Cedro, qualche anno fa ha  ingiunto  al sig. Adduci la restituzione dello stesso.

Lo stesso, è avvenuto per il “Carcere dell’Impresa”(palazzo storico ristrutturato a norma di legge), di proprietà del comune di S. Maria del Cedro, nato per convegni ed attività culturali(oggi utilizzato in  comodato gratuito dal Consorzio del Cedro fin dal 24/05/2006 è stato deviato ad altre finalità, non consone e non appropriate). Di detta struttura del Carcere dell’impresa, fu richiesta,  da parte del Comune di S. Maria del Cedro la restituzione per motivi inerenti al mancato impegno assunto da parte del presidente Adduci per omissione di manutenzione ordinaria esterna ed interna del Palazzo per un numero di anni sette.

Quindi, l’attuale presidente, si dedica  solo alla salamoiatura del Cedro, poiché  altre attività non sono state avviate(al contrario nell’anno 2016/2017  lo stesso presidente adduci vendeva i  macchinari esistenti ancora seminuovi preposti alla

trasformazione del Cedro  in canditi e marmellate, per un valore all’incirca di 

40.000 euro, mentre a suo tempo, nell’anno 1998/99 pagati circa 650.000.000 di lire, con soldi finanziati dalla Regione Calabria). Nonostante tutto ciò, il presidente Adduci  nell’anno 2016-2017 col PSR 2014/2020 chiede un contributo Regionale di 1.451.845,16 €, approvato ma non realizzato. In tanti anni, quanti finanziamenti nascosti, ma crescita zero!

Tale gestione di fondi, da parte del presidente Adduci e  dall’allora direttrice dott.ssa Grosso Ciponte Rachele(anche quest’ultima percepiva un lauto stipendio), a riscontro dei risultati, non solo è stata fallimentare ma poco dignitosa, al contrario di chi, ditta privata, che si è attivata alla prima lavorazione e trasformazione del prodotto in derivati diversi, non ha ricevuto alcun contributo da parte della regione ma che ha dovuto ricorrere a finanziamenti di banche locali con grandi sacrifici.

Il presidente, quindi, è venuto meno fin ora a quelli che sono le prerogative regionali ma anche di crescita strategica economica di quegli articoli più importanti della Legge Regionale n. 23 del 13 ottobre 2004, dall’art.  n. 1 al n. 5. Infatti, la mancanza di un disciplinare produttivo e l’ I.G.P. sul Cedro non  hanno non solo consentito la buona visibilità del Cedro, quando ne hanno offuscata la buona immagine per  l’inserimento di altri prodotti varietali similari sul mercato, ma scadenti per qualità, da parte di altri paesi, quale soprattutto la Grecia, comportando alla fine poca credibilità sul mercato ed  a prezzi poco remunerativi per la  nostra varietà “Liscia Diamante” la migliore per qualità ma non ancora “tracciata”.

E’ vergognoso che il prodotto Cedro, per il suo  grande valore culturale e religioso,  per la sua lunga storia non goda dei riconoscimenti  DOP ed IGP.

Che vergogna, questi, sono i risultati di una politica furbesca e superficiale, propria di chi vuole nascondere la propria inefficienza e basso egoismo.  Un Presidente, quindi che non discute e non si confronta sugli aspetti produttivistici e commerciali, per cui fine ultimo è solo l’approvazione del bilancio, unica fonte per lui di sostentamento e di continuità di potere. Il Presidente Adduci si sarebbe dovuto preoccupare piuttosto a dare maggiore assistenza alla coltivazione, alle piccole aziende, ai sistemi di allevamento ed ai portainnesti utilizzati e quindi alle tecniche colturali: questo, renderebbe più competitivo il prodotto sui mercati, e non pensare solo ad appariscenti celebrazioni e feste fantasma arricchite di migliaia e migliaia di manifesti e volantini che non portano a nulla se non solo spreco di danaro pubblico, visto l’inesistenza di risultati oggettivi e qualificanti.

Su tali malversazioni gestionali e degrado già a suo tempo denunciate da più parti sulla stampa e a conoscenza anche da parte dell’Ente Regionale.

Un consorzio, insomma,  che va di giorno in giorno alla deriva, venendo meno volutamente ai suoi obblighi statutari regionali  perdendo sempre di più forza contrattuale e consenso sociale.

 

Nonostante tutto ciò, il presidente Adduci  nell’anno 2016-2017 col PSR 2014/2020 chiede un contributo Regionale di 1.451.845,16 €, approvato ma non realizzato. In tanti anni, quanti finanziamenti nascosti, ma crescita zero!

Tale gestione di fondi, da parte del presidente Adduci e  dall’allora direttrice dott.ssa Grosso Ciponte Rachele(anche quest’ultima percepiva un lauto stipendio), a riscontro dei risultati, non solo è stata fallimentare ma poco dignitosa, al contrario di chi, ditta privata, che si è attivata alla prima lavorazione e trasformazione del prodotto in derivati diversi, non ha ricevuto alcun contributo da parte della regione ma che ha dovuto ricorrere a finanziamenti di banche locali con grandi sacrifici.

Il presidente, quindi, è venuto meno fin ora a quelli che sono le prerogative regionali ma anche di crescita strategica economica di quegli articoli più importanti della Legge Regionale n. 23 del 13 ottobre 2004, dall’art.  n. 1 al n. 5. Infatti, la mancanza di un disciplinare produttivo e l’ I.G.P. sul Cedro non  hanno non solo consentito la buona visibilità del Cedro, quando ne hanno offuscata la buona immagine per  l’inserimento di altri prodotti varietali similari sul mercato, ma scadenti per qualità, da parte di altri paesi, quale soprattutto la Grecia, comportando alla fine poca credibilità sul mercato ed  a prezzi poco remunerativi per la  nostra varietà “Liscia Diamante” la migliore per qualità ma non ancora “tracciata”.

E’ vergognoso che il prodotto Cedro, per il suo  grande valore culturale e religioso,  per la sua lunga storia non goda dei riconoscimenti  DOP ed IGP.

Che vergogna, questi, sono i risultati di una politica furbesca e superficiale, propria di chi vuole nascondere la propria inefficienza e basso egoismo.  Un Presidente, quindi che non discute e non si confronta sugli aspetti produttivistici e commerciali, per cui fine ultimo è solo l’approvazione del bilancio, unica fonte per lui di sostentamento e di continuità di potere. Il Presidente Adduci si sarebbe dovuto preoccupare piuttosto a dare maggiore assistenza alla coltivazione, alle piccole aziende, ai sistemi di allevamento ed ai portainnesti utilizzati e quindi alle tecniche colturali: questo, renderebbe più competitivo il prodotto sui mercati, e non pensare solo ad appariscenti celebrazioni e feste fantasma arricchite di migliaia e migliaia di manifesti e volantini che non portano a nulla se non solo spreco di danaro pubblico, visto l’inesistenza di risultati oggettivi e qualificanti.

Su tali malversazioni gestionali e degrado già a suo tempo denunciate da più parti sulla stampa e a conoscenza anche da parte dell’Ente Regionale.

Un consorzio, insomma,  che va di giorno in giorno alla deriva, venendo meno volutamente ai suoi obblighi statutari regionali  perdendo sempre di più forza contrattuale e consenso sociale.

In conclusione ci si augura che il Presidente On.le dott. Spirlì Nino,  l’assessore  On.le avv. Gallo ed il capo struttura dott. Giacomo  Giovinazzo, ai quali  la presente è rivolta, prendono in seria considerazione tali problematiche attivandosi nel dare soluzioni immediate che favoriscono la salvaguardia ed il successo del Cedro, nel contesto economico dell’alto tirreno cosentino. 


            
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie visita la pagina Note legali - Privacy -Cookie