POLITICA

Domenica 10 Gennaio 2021 19:55

PER LA DIFESA DEL POLIAMBULATORIO SIA LOTTA COMUNE SU TUTTI I FRONTI.

La difesa del Poliambulatorio è una lotta di civiltà, un dovere morale verso le persone in difficoltà che si servono di quei servizi sanitari e verso le tante situazioni di debolezza e di disagio che chiedono sostegno nella loro inderogabile necessità di tutelare la propria salute personale. L’istinto porterebbe ad ipotizzare ogni forma di lotta, ma la ragione e l’esperienza suggeriscono di muoversi in altro modo. Il problema è politico e va risolto con i mezzi della politica, perché l’intenzione di chiudere il Poliambulatorio nasce essa stessa da una precisa volontà politica. I problemi strutturali che l’ASP pone a motivo della chiusura non nascono dal fato ma da precedenti omissioni di manutenzione, così come il loro improvviso manifestarsi nasce da accertamenti tecnici disposti non allo scopo di ristrutturare ma allo scopo di chiudere la struttura in favore di chissà quale destinazione vicina o lontana. Un tentativo del genere è stato fatto anche nel 2005, quando si arrivò addirittura al sequestro dei precedenti locali destinati ai servizi ASP, ma il pericolo fu scongiurato, ed anche oggi dovrà essere così. La politica ha i suoi centri decisionali ed è quella la sede in cui operare. Occorre, però, che l’azione, per essere efficace, disponga di un fondamentale patrimonio di relazioni politiche, soprattutto rispetto ai centri decisionali interessati al caso, e se tale patrimonio di relazioni manca occorre costituirlo in fretta. Sulla vicenda del Poliambulatorio si sono registrate disponibilità all’impegno da più parti politiche, con le quali vanno subito intraprese serie trattative. Occorre farlo con le rappresentanze territoriali dei partiti di governo, cui compete la nomina del commissario alla sanità, perché quello è il livello cui spetta la decisione di salvare il nostro Poliambulatorio investendoci le risorse necessarie. Occorre farlo con i nostri rappresentanti regionali sensibili allo scopo, perché anche la Regione si faccia carico dei costi necessari all’adeguamento strutturale del plesso. Nel frattempo cresce l’attenzione collettiva sul problema, ben canalizzata in un comitato cittadino promosso dalla meritoria iniziativa di Giuseppe Torrano. Anche questa è una grande risorsa che la politica deve saper valorizzare, in quanto espressione spontanea di bisogni fondamentali delle persone, alle quali le istituzioni devono dare risposta. Non ultima, tra le possibili azioni da mettere in campo, vi è quella giudiziaria, per un danno enorme che la decisione di chiudere il Poliambulatorio produrrebbe per Scalea e per il territorio, danno determinato dall’incuria ascrivibile all’ASP e dalla differenza di trattamento riservata a Scalea sia in ordine agli obblighi di manutenzione, sia in ordine agli accertamenti tecnici, ove queste non risultassero essere stati condotti in maniera equa ed uniforme sulle strutture di tutto il territorio. Di fronte all’emergenza del problema, alle varie azioni possibili ed a tante disponibilità di impegno che necessitano di essere coordinate, noi del gruppo Per Scalea, anche in nome della consistente rappresentanza che ci è stata conferita dagli elettori, saremo al fianco dell’amministrazione comunale, cui spetta la scelta delle azioni del caso, suggerendo alla stessa, nell’imminenza del pericolo di sottrazione del servizio, di adoperarsi anche con soluzioni d’urgenza, quali la messa a disposizione di altri locali comunali come il mercato coperto, il vecchio municipio o altri ancora, concordando con l’ASP gli interventi di adeguamento, ed in ogni caso sottoscriveremo tutte le azioni che la stessa amministrazione vorrà intraprendere sia sul piano politico che sul piano giudiziario, perché questa è una lotta di civiltà, e tutti quanti, soprattutto chi riveste piccoli o grandi ruoli di rappresentanza politica, abbiamo il dovere morale di combatterla fino in fondo.
            
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