POLITICA

Sabato 23 Gennaio 2021 22:06

" PER SCALEA":SUL CARO TRIBUTI L’AMMINISTRAZIONE MISTIFICA ED IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE È IN ERRORE. L’UNICA SOLUZIONE ACCETTABILE È LA REVOCA DEGLI AUMENTI.

Su una questione delicata come quella in oggetto, anche in considerazione delle difficoltà che ne derivano, non possiamo accettare che si faccia confusione e mistificazione. Il comunicato dell'amministrazione ci risulta errato, fuorviante e, soprattutto su due punti merita un chiarimento specifico da parte dell'amministrazione comunale: 1. Quali sarebbero le decisioni di aumento non prese da questa amministrazione? 2. Perché il Commissario a settembre scorso, cinque mesi fa, ha confermato le tariffe dell'anno precedente? Non dicevate anche voi che erano già ai massimi? Ma prima di entrare nel merito delle affermazioni del tutto infondate divulgate dall’amministrazione, ci corre l’obbligo di prendere posizione sul tentativo di confondere la nostra azione con ipotetiche condotte offensive, così come qualche breve replica dobbiamo al presidente del consiglio comunale Gaetano Bruno in merito alle sue esternazioni odierne. Quanto ai riferimenti ad attacchi personali, che nulla c’entrano con la questione tributi, invitiamo l'amministrazione a condannarli e perseguirli fermamente, perché di queste cose siamo stati le maggiori vittime dalla campagna elettorale fino a ieri, forse proprio in ragione dell'attività di opposizione che stiamo conducendo, e saremmo ben lieti di conoscere gli autori dei tanti scritti e volantini anonimi che da settembre ad oggi hanno involgarito, prevalentemente a nostro danno, la vita pubblica di Scalea. Quanto alle odierne esternazioni del presidente del consiglio comunale Gaetano Bruno, che nel dibattito sui tributi parla di ipocrisia e sciacallaggio ascrivibile a chi in passato non avrebbe fatto le stesse lotte, facciamo sommessamente notare, evitando i suoi approcci personalistici ed ai limiti dell’offensivo, che solo oggi la pressione tributaria ha raggiunto livelli così esagerati e solo oggi abbiamo un ruolo di opposizione che ci impone un dovere di controllo. Ma, soprattutto, vorremmo far notare al dott. Bruno che il termine ipocrita si addice più che altro a coloro che prima di amministrare predicano equità ed attenzione per i deboli e gli oppressi, ma una volta giunti alla carica si affrettano ad infierire sulla popolazione, applicando imposte esagerate ed andando anche oltre i limiti consentiti dalla legge. Infine, sempre al dott. Bruno, vorremmo far notare che se la loro direzione è quella di abbassare i costi, quello che risulta ridicolo è che li abbiano aumentati ed in notevole misura! L’aumento praticato in questi giorni è il segno evidente che la strada imboccata è sicuramente quella sbagliata. In questa situazione fare confusione o mistificare per il gusto di aver ragione è un grave errore, e riteniamo perciò doveroso contestare punto per punto quanto affermato oggi dall’amministrazione. La serietà richiesta per chi rivesta cariche istituzionali impone di andare nel merito delle cose, ed invitiamo gli amministratori a prendere seriamente posizione sulle singole questioni di merito, secondo verità. Sostiene l’amministrazione che l'aumento delle tariffe, per quanto sensibile, era necessario per “rispettare gli equilibri di bilancio così come derivanti da decisioni non prese da questa amministrazione”. Non è vero! Le tariffe hanno natura di corrispettivo e non possono riportare in equilibrio il bilancio. La mistificazione nasce dal fatto che il rispetto degli equilibri di bilancio è un obbligo che incombe su ogni annualità rispetto alle precedenti, secondo l’art 81 della Costituzione che disciplina il principio di equilibrio tra entrate e spese del bilancio dello Stato, nonché secondo quanto previsto dagli artt. 9-12 delle Legge 24 dicembre 2013, n. 243 che estende il principio anche ai Comuni, tant’è che gli stessi, ai sensi dell’art. 193 del TUEL, sono chiamati annualmente a verificarne la sussistenza. Ma siamo fuori tema perché, come già detto, avendo le tariffe del servizio idrico natura di corrispettivo, non possono essere innalzate per riportare in equilibrio il bilancio dell’ente ma solo per far fronte al costo del servizio. Forse il riferimento a “decisioni non prese da questa amministrazione” riguardava la procedura di riequilibrio finanziario cui è sottoposto il Comune di Scalea per il ripianamento della debitoria pregressa, ma anche questa circostanza poco ha a che fare con le tariffe del servizio idrico, perché, per le stesse ragioni illustrate in tema di equilibrio di bilancio, non è possibile utilizzare i proventi derivanti dal servizio idrico per pagare debiti pregressi. Invero, ai sensi dell’art. 154, comma 1, del d.lgs 152/2006 “La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell'entità dei costi di gestione delle opere, e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, nonché di una quota parte dei costi di funzionamento ((dell'ente di governo dell'ambito)), in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio "chi inquina paga". Tutte le quote della tariffa del servizio idrico integrato hanno natura di corrispettivo.” Ciò significa, superando i tecnicismi imposti dal drafting normativo, che la tariffa del servizio idrico integrato deve essere determinata in modo tale da garantire la copertura dei costi sostenuti dal Comune per l’erogazione del servizio. In termini di bilancio, dunque, la gestione del servizio idrico integrato è a saldo zero: i ricavi devono essere pari ai costi, senza possibilità alcuna, né ovviamente obbligo, di utilizzare le tariffe per riequilibrare non meglio precisate situazioni ereditate. Per essere ancora più espliciti: se nel 2020 si è deciso di aumentare del 40% le tariffe del 2019, allora significa che i costi del 2020, che di certo non riguardano le passate amministrazioni, sono aumentati del 40% rispetto ai costi del 2019. Ed è di questo aspetto che chiediamo conto ed, in particolare, sulle verifiche condotte per appurare la correttezza di un incremento di costi così poderoso. Ora, ci sono due modi per garantire l’equilibrio fra costi e ricavi: o si lavora ad una razionalizzazione dei primi oppure si è costretti ad adeguare costantemente le tariffe agli oneri di gestione che crescono senza controllo alcuno. Non a caso la delibera adottata dal commissario prefettizio in data 16/09/2020 andava proprio in questo senso laddove venivano confermate in acconto le tariffe precedenti, rimandando il saldo al momento in cui si sarebbe conclusa una peculiare analisi dei costi. Del resto, il dubbio che il Comune sopporti costi spropositati sembra essere venuto anche all’attuale amministrazione, tant’è che riferisce di non meglio precisati contatti avviati con la Sorical per diminuire i costi del 2021. La domanda è: se si ritiene o si teme che ci siano delle inefficienze nella determinazione dei costi perché rinviare l’analisi al 2021 secondo una logica del per il momento paghiamo? L’efficientamento dell’anagrafe tributaria è senz’altro un elemento che potrà contribuire a distribuire su un maggior numero di utenti il costo sostenuto dal Comune per la gestione del servizio idrico, ma se l’obiettivo primario non diventa l’efficientamento degli oneri e dei costi di gestione il carico pro capite per ogni cittadino non potrà diminuire in misura rilevante. Non si capisce poi in che modo il riferito avvio del sistema pubblico di identità digitale (Spid) e l’integrazione della piattaforma dei pagamenti pagoPA nei sistemi di incasso possano contribuire a ridurre le tariffe, trattandosi di innovazioni che semplificano le modalità di pagamento, ma non ne modificano l’ammontare. Si riferisce poi della possibilità di rivolgersi agli Uffici Comunali per comunicare la lettura del consumo reale dell'acqua per procedere all'eventuale ricalcolo della bolletta e dilazionarla senza acconto e senza interessi. Qua gli aspetti sono delicati perché se a pochi giorni dall’invio delle richieste di pagamento si avverte l’esigenza di informare i cittadini della possibilità di ottenere un ricalcolo del dovuto è lecito supporre che la consapevolezza di possibili errori nella determinazione ci fosse anche nel momento in cui le fatture sono state emesse. E la mancata lettura dei contatori non può essere utilizzare quale esimente, perché l’allegato A alla Delibera ARERA 5 maggio 2016 num. 218/2016/R all’art. Articolo 7 prescrive che siano i Comuni ad effettuare almeno due letture all’anno dei contatori. Quanto alla possibilità, infine, di ottenere una dilazione senza interessi, se da un lato rappresenta un’implicita ammissione di errori nella determinazione del dovuto, dall’altro sembra essere in contrasto col vigente regolamento comunale in materia di rateizzazione. Per tutto il resto ci rimettiamo alla nostra interpellanza specifica, già inoltrata agli indirizzi del caso e pubblicata proprio oggi sulla nostra pagina Facebook, contando molto su una possibilità di correzione da parte dell’amministrazione, anche perché il coinvolgimento del Garante per i consumatori, del Ministero delle Finanze e del Prefetto impongono spiegazioni sicuramente meno approssimative rispetto a quelle fornite oggi dall’amministrazione. PER SCALEA Il capogruppo Angelo Paravati
            
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