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CRONACA

Martedì 18 Agosto 2015 16:10

DANNI DA FAUNA SELVATICA.

I motivi che mi spingono a presentare questo breve scritto, scaturiscono dalle continue lamentele di tanti agricoltori che puntualmente ogni anno subiscono gravi danni da fauna selvatica, in particolar modo cinghiali e corvidi. Lo scopo di questo articolo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni preposte, per affrontare seriamente le problematiche causati da parte della fauna selvatica nel settore agricolo. Le sopracitate specie faunistiche, pur essendo cacciabili, non sono oggetto di piani di gestione che ne limitano gli effettivi in modo da tutelare il settore agricolo e far diminuire i danni puntualmente segnalati ogni anno dai pochi agricoltori rimasti. Tra gli ultimi casi di danno a vigneti, ortaggi e piante da frutto, si segnala anche il danno arrecato a colture di pregio quale lo zafferano, che il signor Paolo Silvestri insieme ad altri ragazzi stanno coltivando negli ultimi danni. Spesso le somme risarcitorie riconosciute agli agricoltori per i danni rilevati non sono congrue a quello che è il valore commerciale di colture di pregio, quali lo zafferano, l’uva zibibbo, la malvasia, il greco ecc. e altre facenti parte delle tradizioni locali. La sensibilità del delicato rapporto esistente tra agricoltura e caccia inteso anche come rapporto tra uomo ambiente e territorio, espresso attraverso ogni forma di rispetto ed attenzione per la natura, necessita di un intervento risolutivo della problematica. La presenza smisurata di molte specie problematiche è dovuta ai mutamenti ambientali avvenuti in seguito al progressivo abbandono delle aree montane negli ultimi decenni, che hanno determinato un costante aumento delle popolazioni di animali selvatici su tutto il territorio nazionale. Il progressivo aumento delle zone cespugliate e boscate ha contribuito alla proliferazione del cinghiale, e quindi all’incremento numerico degli effettivi di tale specie e contemporaneamente, all’aumentano dei danni causati alle colture. Per ridurre i danni ad un livello sopportabile pur garantendo la possibilità di uno sfruttamento venatorio adeguato si deve attuare una gestione del cinghiale senza destrutturare la popolazione, ma stabilizzare la consistenza numerica prelevando almeno l’annuale incremento utile annuo (I.U.A). Nei vari comprensori toccati da tale problematica risulta essere di vitale importanza la regolazione efficace degli effettivi con la caccia che deve tenere in considerazione la elevate potenzialità d’incremento utile annuo del cinghiale. Oltre al cinghiale Sus scrofa Linnaeus, 1758,da indagini svolte su vari paesi dell’alto tirreno cosentino, si segnala la presenza massiccia dei Corvidi (e nella fattispecie Cornacchia grigia Corvus cornix Linnaeus, 1758,  gazza Pica pica, Linnaeus 1758, Ghiandaia Garrulus glandarius Linnaeus, 1758ed il consequenziale ridimensionamento di piccoli passeriformi predati (Pernici, Fringuelli, Cardellini, Merli ecc.) che abitualmente popolavano il nostro territorio, ed i giardini pubblici, peraltro senza procurare danni all’agricoltura; i Corvidi, sono animali problematici per due aspetti fondamentali, per la predazione dei nidi di altri uccelli e per i danni alle colture agricole.  Quindi, in attesa che gli Enti preposti attivino un’indagine puntuale finalizzata alla stima delle conseguenze in termini di danno (agricoltura e ambiente) in seguito all’invasione delle specie faunistiche problematiche sull’intero territorio provinciale e regionale, con la presente si vuole sensibilizzare l’opinione pubblica a contribuire e ad ampliare “la conoscenza” sul delicato equilibrio instauratosi tra gli “fauna selvatica” caccia e territorio.

 

Dottore Forestale Giuseppe Raimondi e Paolo Silvestri

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